incompatibiliperstareinsieme
Ti riversavo addosso tutto il male che sentivo, tutte le paure che mi divoravano e tu, nonostante le mie urla e i miei movimenti bruschi, restavi dolce. Dolce e tranquillo. Facevi una pausa e mi dicevi “vieni qui, abbracciami”. Io cedevo, ho ceduto finché non ce l’ho fatta più, finché non ho capito che in quella pausa era racchiuso tutto il tuo non amore, tutto il tuo affetto pacato, privo di desiderio. Ci abbracciavamo e un po’ di calma si diffondeva dalle parti del cuore, ma era diventato troppo poco anche abbracciarti. Lo sapevo, lo sentivo perché è impossibile non capirlo quando hai così tanto di qualcuno negli occhi e tra le mani. Troppo poco, non mi amavi più e tutto era diventato troppo poco. Le parole, i baci, le carezze, le risate, le scuse, le promesse. Mi liberavo dall’abbraccio e mi sentivo in trappola come solo chi ama e percepisce chiaramente di non essere ricambiato può sentirsi. Non puoi farci niente, non potevo farci niente, non era nemmeno colpa tua: amarmi non è un gioco da ragazzi, non so nemmeno guidare, non so nemmeno piangere, figuriamoci. Ma amarmi non è un lavoro, non è che se ti impegni ti riesce meglio. Hai provato ad amarmi con la stessa forza disperata con cui io ho provato a non amarti.
Non siamo stati bravi.